domenica 27 ottobre 2024

Metà

Lascio tutto a metà.

Lascio tutto senza mai lasciare niente.

Raggiungo le corde, le spezzo, le mangio e le sputo.

Fallisco nello stare in piedi, trionfo nel cadere.

Sorrido ai tuoi occhi e piango sulla mia tomba.

Scavo nella terra per cercare di afferrarti, ma giungo dall’altra parte della foresta.

Dall’altra parte di te.

E quindi riprendo a camminare nella speranza di capire la mia essenza. E senza di te, però, non la trovo. Non trovo nulla. Non c’è nulla.

Ho provato a cercarti ovunque, ma tu spezzi tutto in due. Ogni cosa che ti circonda è spezzata in due. Tu stesso sei spezzato in due. Mentre io sono in frantumi.

Perdo sangue per non piangere, preferisco il rosso amaro dell'amore e del dolore, al vuoto di una lacrima. Al vuoto dell'universo spezzato in due che ti porti appresso.

Guarda quella nuvola laggiù, sembra stia mangiando il mondo.


domenica 29 settembre 2024

A giorni alterni

Sei come una meteora.

Sei come una metafora.

Mastichi grovigli di parole accartocciate su se stesse.

Fumi nubi all’orizzonte e le spazzi via come se niente fosse.

Ed io non faccio altro che restare lì, al tuo fianco, ai tuoi piedi, al tuo cuore, illudendomi che la tua immagine sia reale, che il tuo pensiero sia tangibile e definito, ferendomi nel cercare di stare al tuo passo. Al tuo universo sottosopra.

Ti ho visto cadere a testa in su, con i tuoi capelli che ondeggiavano controsenso.

Ti ho visto galleggiare su lastre di vetro che al tuo tocco si frantumavano in diecimila schegge.

Ti ho visto camminare su diecimila schegge che ad ogni tuo passo si ricomponevano in lastre di vetro sempre più spesse.

Sempre più spesso ho cercato di sorreggerti e di sorreggermi a mia volta. Ma più mi avvicino, più sei lontano.

Di te, parli. Soltanto di te. E quando mi accorgo che non esiste nient’altro, non so se sorridere o piangere. Non so se io stesso faccio parte di te o del nient’altro di cui ti circondi.

Sento il tuo odore che mi entra negli occhi e mi fa esplodere il cranio.

Sento il tuo accento col quale mi racconti i tuoi segreti e penso che forse quei segreti sono anche i miei.

Sento la tua pelle sudare e strusciare sulla mia in un gioco di attriti ed intese.

Sento i tuoi graffi, quando tenti di scappare chissà dove, chissà da chi.

Ho perso la battaglia. Ho perso la guerra. Ho perso la pace.

E a giorni alterni perdo anche te.


lunedì 23 settembre 2024

Castelli in aria

Ricordo quella notte color del miele, quando i tuoi occhi si scontrarono coi miei.

Ricordo il sapore delle stelle nere sopra di noi, e tutto il dolore che circondava le nostre mani sudate. Ricordo il tremore delle tue guance, cariche di rosso, cariche di rabbia. Penso “che stupido che sono stato!” quando ti ho detto di no, quando ti ho detto “fermo, non farlo”, sperando dentro di me che invece lo facessi, che prendessi l’iniziativa di fare quel passo verso di me, verso il mio cuore raggrinzito, perso, grigio.

Anche ora che sei lontano o forse vicino ma io non ti vedo, anche ora, l’aria ha lo stesso sapore di quella notte. Ed io penso e ripenso e rimugino su quanto ti vorrei, su quanto vorrei toccarti ancora e baciare la tua nuca nascosta, la punta delle tue dita tremanti, il tuo petto gonfio di orgoglio e di vergogna.

Spudorato come sei, come sei sempre stato, il tuo sguardo fisso sul mio, che mi giudica e mi ammonisce per tutti i miei sbagli, dolci e importanti, ma sempre sbagli.

La mia pelle è sensibile come non lo è mai stata prima. Sento i brividi corrermi lungo l’anima.

Esco di casa senza pensare a dove andare e senza sapere se e quando ed in che modo tornerò. Ripercorro la stessa strada che facemmo quella notte color del miele. Rivedo gli stessi palazzi, le stesse vetrine, lo stesso asfalto, ma ogni cosa è distorta, graffiata, bruciata dal vento, dal passato che incombe come un temporale all’orizzonte.

Non ho soldi con me, non ho preso neanche le sigarette.

A che servirebbe fumarne una ora, se non ci sei tu a fumare con me?A che servirebbe stringere gli occhi per cercare di visualizzare la tua immagine, se il tuo volto lo porto tatuato nello stomaco?A che servirebbe versare delle lacrime per te, se tornerebbero su, verso gli occhi, come salmoni che risalgono la corrente?

Eri eterno, intangibile, irraggiungibile, quasi. Eppure ti ho raggiunto e ti ho afferrato per appena cinque minuti. Ho agguantato la tua felpa e ti ho colto di sorpresa. Come un falco che vola verso il sole. Come un falco che vola troppo in alto per poi perdere i sensi e cadere al suolo.

Esatto, ho perso i sensi per te. E non li ho ancora ritrovati. Mi resta solo la speranza di vivere nel chiasso dei tuoi discorsi, delle tue parole confuse e speciali.

Mi resta solo il vuoto che hai riempito con la tua assenza.

E nulla sembra più restare in movimento.

Tutto è fermo, come il mio respiro.

domenica 19 agosto 2012

Mi manca qualcuno...

...mi manca qualcosa.
E se il giorno diventasse notte, per l'ennesima volta?
E se a cadere, stavolta, non fossero gli angeli, ma solo le loro ossa?

Alcuni giorni ho come la sensazione che il tempo non sia in orario.
Perchè se lo fosse, non arriverebbe in ritardo.

Tra poco parto. O tra poco resto.
Non lo so neanche io.
Ma comunque vada, anzi, dovunque vada, ci resterò per l'eternità, appena cinque minuti.

"Sai, Victor, a volte mi sembra di sognare.
A volte mi sembra di sognare te.
Ma non ne sono sicuro, forse è solo nebbia."

sabato 4 agosto 2012

Per A.

Eri tu, lassù.
Che mi aiutavi ad uccidere me stesso,
con quel tuo corpo dorato,
e i tuoi capelli d'inchiostro.
Mi hai fatto impazzire, perdere la ragione,
e mi hai donato ponti e gallerie
tra la mia anima e la tua.
Tra le mie ossa e le tue carezze.

Desidererei la tua gloria,
se solo potesse lavarmi da tutta questa polvere
che mi hai lasciato addosso.
Volevi il mare, e ti ho dato un oceano.
Volevi l'alba, e ti ho portato oltre l'atmosfera.
Mi hai aperto le porte della tua vita perfetta
e dopo appena poche ore,
un'eternità,
mi hai sbattuto fuori da tutto quel bagliore.
Da tutto il tuo splendore.

Il dio dei morti non ha più vita.
E le nuvole, non sfrecciano più sul mio cielo.
Sulla tua tomba.
Potrei arrivare da te,
potrei arrivare...
Ma morirei di nuovo.
E non me lo permetteresti mai. Neanche questo.
Per un solo istante. Per un solo attimo di brividi.
E di pazzia.

martedì 10 aprile 2012

Le metà non esistono.

"Le metà non esistono.
Esistono solo acquazzoni, nubi e farfalle.
A volte puoi vedere anche delle carrozze, quelle nere e dorate. Null'altro.
La pazzia è forse una costante nella mente di ogni essere umano?
O sono gli esseri umani ad essere la costante di ogni pazzia?

Vi fu un tempo dove cerbiatti ed elefanti vivevano insieme.
Vi fu un tempo dove le stelle eran più nere del petrolio.
Un tempo di disonestà e affetti mondani. Un tempo di incubi e benedizioni.


E' questa la mia mente, sporadica e intermittente. Vigile ed assente.
E' questa la mia follia, che riflessa in uno specchio si trasforma semplicemente in un aillof"


-Victor Crane-
(Madville)

lunedì 14 novembre 2011

Vivere di passioni.

Vivere di passioni,
immensi dolori,
tremende gelosie.
E la consapevolezza dei sensi di colpa
e della perdita della ragione.
Vivere di contrasti e concerti,
dove musica sacra e profana si uniscono a formare una melodia di morte e resurrezione.
Un requiem di anime perdute.
Vivere a tratti, di bianco e di nero,
dove il sudore di una notte brilla come neve al sole. E si scioglie sulla pelle consumata dal sesso e dall'odore di semi e ghirlande.
Vivere per non morire.
Morire per non vivere.
La differenza è così sottile, impercettibile, che a volte ci rende la testa confusa,
e il cuore in frantumi.

Alle tre del mattino ti ho stretto tra le mie braccia bianche, nel buio più totale.
Nella sfacciata indifferenza degli astri, che a stento ci guardavano.
Chi si ricorderà di questa notte?
Chi si incanterà al suo ricordo?
Morire di passione,
immense emozioni,
tremendi nubifragi di sperma e succo di limone.
Eri tu che mi confondevi, e laceravi la mia voglia di vivere.
La mia sete di te.